Oggi segnaliamo alcune recensioni online avvenute sui più importanti portali dedicati ai gioco italiani. In particolare Balens Lundens ha recensito XCOM mentre Gioconomicon si è occupato di Carcassonne: Corsa all'Oro.

 

Come nostra abitudine, presentiamo un incipit di entrambi gli articoli rimandando poi alle pagine ufficiali delle due testate per la disamina completa di questi di giochi che si sono dimostrati molto apprezzati dal pubblico.

 

 

 Recensione: XCOM

 

Ci sono personaggi e ambientazioni che lasciano il segno: i loro “brand” attraversano decadi e formati (giochi, libri, film, ecc.) diventando un riferimento per padri e figli. Nella maggioranza dei casi, sono la carta stampata (fumetti e libri) o le pellicole (cartoni, serie TV o film) a dare inizio a uno di questi successi planetari. A traino, vengono poi prodotti i giochi (da tavolo o per computer): tutti abbiamo giocato con almeno un prodotto ispirato alle saghe di Star Wars, Star Trek, Il Signore degli Anelli o Il Trono di Spade. Il percorso inverso è, invece, riuscito a Tomb Raider, Doom, Prince of Persia e pochi altri videogame. I giocatori strategici, abituati a impianti coreografici decisamente meno cinematografici, finora avevano assistito soltanto alla conversione di ben pochi videogiochi in boardgame.

 

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La Grafica 3D delle missioni del videogame viene sostituita da carte ed icone: un mondo completamente diverso!

 

Nonostante la buona qualità di alcuni di questi titoli – come Sid Maier’s Civilization e Age of Empire III – il boardgamer ha sempre avvicinato questi “prodotti su licenza” con il timore di non essere il vero target del gioco, magari nato e pensato per soddisfare i tanti appassionati del “brand”. Qualche volta accade, infatti, che le logiche relative allo sfruttamento di un’ambientazione “mass-market” possano sacrificare la qualità del gameplay.

 

“XCOM Il Gioco da Tavolo” (d’ora in avanti “XCOM GdT”) non solo entra a pieno titolo in questo genere di giochi, ma porta l’iniziale diffidenza di molti giocatori a livelli di vero e proprio pregiudizio: molti frequentatori di BoardGameGeek hanno, infatti, dichiarato di aver espresso il voto più basso in merito a questo gioco, senza la benché minima conoscenza del prodotto.

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Il brand del videogame è intatto anche nella grafica.

 

Il motivo di tutta questa diffidenza risiede nel fatto che il funzionamento del gioco è legato a un applicativo che può funzionare su qualsiasi smartphone e tablet (sia iOS che Android) o, mediante un apposito emulatore, anche su qualsiasi PC. Il punto è che si tratta di una dipendenza totale: senza il supporto dell’app (così chiameremo in seguito questo software), il gioco non può proprio funzionare, a partire dal regolamento. Al momento in cui si scrive la recensione, le regole **IN ITALIANO** sono consultabili esclusivamente sotto forma di tutorial interattivo o ipertesto.

 

Noi, il gioco da tavolo e la app

 

La nostra redazione nasce come costola di una comunità di videogamer (NetWargamingItalia): noi rappresentiamo, quindi, un osservatorio privilegiato per questo tipo d’innovazione. L’app, seppure tra luci e ombre, è un’importante risorsa che apre nuove potenzialità. È giusto, però, dibattere le principali perplessità emerse nei più famosi forum di settore.

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L’app ci guida attraverso il setup (a sinistra) e le fasi di gioco (a destra).

 

Qualcuno sostiene che XCOM GdT sarà soggetto all’obsolescenza tipica delle tecnologie informatiche: tra 5 o più anni, cioè, il programma potrebbe smettere di funzionare con le future generazioni di smartphone e tablet; soltanto una nicchia di utenti evoluti potrebbe continuare a utilizzarlo tramite emulatori o altre diavolerie informatiche.

 

Grazie alle pressioni della comunità su questi temi, è stata prodotta una versione della app compatibile sia con Windows che con Mac (pertanto utilizzabile nella stragrande maggioranza dei computer presenti nelle nostre case). Come se non bastasse, è stata anche prodotta una versione web utilizzabile con i principali browser (quindi anche dagli utenti Unix, Blackberry, ecc.).

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Se necessario, l’app ci ricorda regole e procedure.

 

In questo modo, il rischio di obsolescenza è venuto meno: qualora la vecchia app non dovesse essere più compatibile con i cellulari, sarà sufficiente aprire una qualsiasi finestra del browser per potere rispolverare il gioco.

 

Comunque, disquisizioni tecniche a parte, a noi non piace lasciare tappate le bottiglie di vino buono solo perché finiscono in fretta, anche se bisogna sottolineare che il mercato italiano è fatto soprattutto di collezionisti. Questa potrebbe essere una criticità – vera o presunta – con cui dover fare i conti.

 

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Un mazzo di carte potrebbe sostituire la comparsa degli UFO (a sinistra), ma sarebbe difficile inserire la funzione radar (a destra) che predice – con precisione variabile – il loro arrivo.

 

Altro appunto che viene mosso è la peculiarità – davvero molto accentuata – di non conoscere le modalità di scelta dell’app: gli algoritmi di comportamento sono davvero una “black box”. Ecco un esempio tra i tanti possibili: dovremo decidere se rischiare oltre il lecito la vita dei nostri soldati per terminare una missione o rinviarne il completamento al turno successivo, quando i pericoli saranno notevolmente inferiori. L’app ci domanderà se abbiamo completato oppure no la missione in corso, ma non fornirà alcuna informazione sulle possibili conseguenze.

 

Un boardgame tradizionale, a questo punto, ci avrebbe potuto imporre di pescare una carta dal mazzo “missioni fallite”: la nostra scelta avrebbe avuto conseguenze “palpabili”, ma non meno imprevedibili. Insomma, ci sembra una fastidiosa “questione di feeling” più che una vera peculiarità.  Se non vi trovate d’accordo, vi invitiamo a valutare l’opportunità che questa sia anche una risorsa: dà sicuramente longevità al gioco, esalta l’istinto del giocatore e permette di concentrarsi solo su determinati aspetti.

 

Altro elemento molto controverso è l’introduzione del gioco “a tempo”, che peraltro non rappresenta una novità assoluta, a partire dal mitico Space Hulk; anche Space AlertZombi 15’ e Escape The Curse of the Temple, grazie a un CD musicale, avevano già introdotto con buon successo di critica e pubblico la foga del “real time”. È comprensibile che molti boardgamer invochino come postulato il diritto di prendersi tutto il tempo necessario, ma è altrettanto vero che, se il gioco si adatta alla situazione con una meccanica scorrevole e lineare, il tempo contingentato può essere una piacevole diversificazione.

 

Per una lettura completa dell’articolo pubblicata da Balena Ludens, rimandiamo alla loro pagina web.

 

Veniamo ora all’articolo su Carcassonne Corsa all’Oro pubblicato sul Gioconomicon.

 

 

Recensioni: Carcassonne - Corsa all'oro

 

Carcassonne sbarca nel selvaggio West con questo nuovissimo Carcassonne corsa all’oro, ennesima variazione del pluripremiato genitore che calca le scene ludiche da 15 anni con immutato successo. Si tratta della seconda scatola della linea “Carcassonne around the world”, dopo l’ottimo Mari del Sud, (a cui dedicammo una recensione tempo fa) che porta il gioco di piazzamento tessere per eccellenza nelle varie aree del mondo con una serie di piccole innovazioni ideate dalla fervida abilità di Klaus Jürgen Wrede.Tra l’altro l’autore è attualmente alle prese con la trasposizione della sua creatura di maggior successo nell’universo di Star Wars, come ha lui stesso confermato sul suo blog da poco inaugurato.

 

Ma torniamo a noi e occupiamoci di questo Carcassonne corsa all’oro, localizzato in Italia da Giochi Uniti e che abbiamo avuto modo di provare (e riprovare) durante questo caldo mese di agosto. Avrà saputo conquistarci a dovere, trasmettendoci la “febbre dell’oro”? Continuate a leggere per scoprirlo.

 

Alla conquista del Klondike
In Carcassonne corsa all’oro da 2 a 5 aspiranti cercatori d’oro compongono un mosaico di praterie abitate dai tipici villaggi degli indiani e percorsi da mandrie di cavalli selvaggi, città di frontiera, montagne ricche di filoni auriferi e strade ferrate, dove verranno piazzate le diverse squadre di omarini (io i meeple li chiamo cosi); questi ultimi diventeranno coloni contadini, commercianti di emporio, intrepidi cercatori o ferrovieri. L’obiettivo è sempre quello: raccogliere il maggior numero di punti vittoria alla fine della partita per diventare i padroni della frontiera del selvaggio West.
La confezione di Carcassonne corsa all’oro si presenta identica per forma e dimensioni a quella della scatola base del gioco originale. All’interno una ricca dotazione di tessere, esattamente 72, da mescolare e porre coperte a lato del tavolo di gioco, tranne una particolare tessera di partenza che sarà il “germe” dal quale partirà la composizione del tabellone.

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Ogni giocatore si impadronisce del suo team di omarini (i classici meeple che in questa versione sono stati personalizzati con un bellissimo cappello da cow boy), composto da 4 pedine; una quinta sarà invece posizionata sul tabellone segnapunti che rappresenta un fiume impetuoso che scorre in un canyon e che ritroviamo dopo la sua “scomparsa” nel precedente capitolo della saga “Around the World” e di cui parleremo in seguito più compiutamente.
Completa la dotazione di ciascun giocatore di Carcassonne corsa all’oro una tenda di legno del colore corrispondente ai suoi omarini, che indica la tenda dei cercatori d’oro. Una collezione di 63 segnalini Miniera viene infine posizionata in pile coperte accanto all’area di gioco: ogni segnalino indica un numero di pepite d’oro variabile da 1 a 5 oppure sassi e detriti di nessun valore. Un giocatore di buona volontà si incaricherà, durante la fase di piazzamento delle tessere, a porre un numero di token Miniera sopra le sezioni di montagna rivelate. Ogni sezione, infatti, indica con un certo numero di pepite d’oro (da una a tre) quanti segnalini dovranno essere collocati sulle montagne: maggiore è il numero dei token, maggiore sarà la ricchezza del filone d’oro e dei punti ottenibili dal controllo della montagna.

 

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Il regolamento di Carcassonne corsa all’oro è un agile fascicolo di otto pagine a colori, illustrato e con molti esempi. Dopo una prima lettura che non porta via più di 10-15 minuti per i meno esperti, si può già iniziare a conquistare il West a suon di tessere e pepite d’oro.

 

Per una lettura completa dell’articolo pubblicata dal Gioconomicon, rimandiamo alla loro pagina web.

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