Riportiamo il testo integrale dell’articolo “Il rocker e la collezionista raccontano Gesù giocando con carte e dadi” apparso sul tirreno del 20 dicembre 2010, a firma di Mauro Zucchetti.

 

Tirreno-Nazionale-20dic2010

Riportiamo il testo integrale dell’articolo “Il rocker e la collezionista raccontano Gesù giocando con carte e dadi” apparso sul tirreno del 20 dicembre 2010, a firma di Mauro Zucchetti.

 

Senza tanti colpi a effetto, si intitola semplicemente “Vita di Gesù” ed è un gioco da tavolo per «ragazzi e ragazze da 4 a 100 anni» che squaderna su una mappa stile Gioco dell’Oca le tappe dell’esistenza terrena di Cristo: da Betlemme alla crocifissione sul Golgota. Eppure dietro il primo colpo d’occhio si nascondono tante sorprese. A cominciare dal fatto che ad inventarlo a Pisa è stata una coppia tutt’altro che baciapile: Antonio Aiazzi e Nathalie Chaineux non sono particolarmente religiosi.

 «Anzi, a dire il vero non siamo né praticanti né credenti». Lui, fiorentino, è il rocker che con Piero Pelù e Ghigo Renzulli ha segnato la stagione più bella dei Litfiba, la band di “El diablo”, assai poco parrocchiale.

Lei, belga, è una appassionata collezionista di giochi di società fin da quand’era poco più che una bambina e ha un talento per inventarne di nuovi. Entrambi hanno alle spalle giochi di successo come “I toscanacci”, diventato quasi un cult.

Tutto nasce dal fatto che Antonio e Nathalie guardano in tv francese una serie di programmi in cui l’esponente cristiano finisce per essere deriso dai rappresentanti di altre religioni.

«Non siamo vicini alle sacrestie e agli incensi, — spiega Aiazzi — eppure ci ha dato fastidio: l’abbiamo presa come una sberla all’insieme della cultura di cui sentiamo di far parte, anche senza appartenere alla Chiesa o al mondo dei fedeli. Solo che invece di una predica o di una lettera al giornale, ci siamo affidati a un gioco per aiutare a far scoprire i tesori di cultura che stanno dietro la figura di Gesù». Lui e lei si sono accorti di una cosa: spesso perfino chi dice di essere cristiano, non ha altro che una infarinatura del vecchio catechismo della sua infanzia. «Facendo con i nostri amici i primi test del gioco, abbiamo scoperto che alcuni di loro sono cattolici praticanti e non ce l’avevano mai detto: come se fosse una cosa da tener nascosta».

L’altra sorpresa sta in tutto quel che c’è intorno a quel “campo di gioco“ — firmato da Rebus Project per Giochi Uniti — che, fra “salta il turno” e “vai avanti alla casella 58”, sembrerebbe un normale Gioco dell’Oca riveduto e corretto.

L’ingranaggio reale del gioco fa piazza pulita della banalizzazione modello “tele-deficiente” per cui non esiste gioco che non si basi solo sulla fortuna più banalotta: mai che sia chiesto di sapere qualcosa, mai un po’ di intelligenza messa alla prova, solo “pacchi” o fagioli da azzeccare.

Qui invece il Gioco dell’Oca si incrocia, se si può spendere un paragone improprio, un po’ con il Trivial Pursuit e un po’ col Monopoli. Del primo, ecco la mitragliata di 600 domande sventagliate a gruppi di sei sulle carte da utilizzare lungo il percorso. Del secondo, ecco invece la capacità di gestire un budget lungo il cammino: si va avanti sì, ma bisogna amministrare quei 15 denari che si hanno in tasca al via.

Sbaglia chi pensa a giochino acchiappa-nonne in cerca del regalo per il nipote: c’è praticamente l’imprimatur della Chiesa ai massimi livelli. Non solo la collaborazione dell’arcidiocesi di Pisa (con il segretario del vescovo, il rettore del seminario e il direttore dell’ufficio catechistico) ma anche l’ok della Conferenza episcopale italiana attraverso il Servizio nazionale per il Progetto culturale: del gioco i due creatori hanno parlato anche con monsignor Ravasi, teologo di crescente peso nella nomenclatura vaticana. E ora è in

vendita nella rete distributiva delle Librerie Paoline.

Le domande? Altro che quelle che circolano nei quiz in tv.

Ciascuna delle 100 carte ha sei alternative (con la risposta esatta sul retro): bisogna rispondere a quella scelta dal caso con il secondo dado (ma non nella modalità semplificata per i più piccoli). C’è l’Antico

Testamento ma anche “parabole & miracoli” come “geo e natura”, la “storia di Gesù” così come l’insolita “Pappa ciccia e vino” (che introduce agli usi e costumi di allora sottouna prospettiva accattivante).

Esempi: qual’era la particolarità della cannella ai tempi di Gesù? A quale pianta Gesù paragona se stesso? Qual’era il più grande roditore della Palestina? Perché la famiglia di Gesù decide di fuggire in Egitto?

Di più: le ultime due carte sono in bianco. Con un invito: inventa tu le nuove domande su

Gesù per giocare.

E’ quest’ultima la novità della fase 2: sta nascendo una forma “live” da giocare all’oratorio o nei gruppi scout. «Beninteso, — aggiunge Aiazzi — non è un catechismo ma un divertimento: anzi, un modo di

fare cultura divertendosi. Anche per chi crede di esser lontano dall’ombra del campanile.

 

 

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